La Nazionale Italiana di sci di fondo è pronta a partire per il primo raduno stagionale all’estero e per farlo ha scelto la Svezia dove sarà presente fino al 9 luglio per affrontare un ritiro sulla neve. La squadra azzurra guidata da Markus Cramer sarà presente all’interno del tunnel di Torsby dove saranno presenti fra gli altri anche il giovane Davide Ghio.
Il 22enne di Roccavione è pronto a stare a contatto con colleghi del calibro di Elia Barp, Davide Graz e Martino Carollo che, insieme a Federico Pellegrino, hanno conquistato alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 il bronzo nella staffetta maschile. Un’occasione per apprendere nuovi insegnamenti e crescere verso l’inizio della prossima stagione.
«La chiamata è stata inaspettata. Arrivavo da una stagione complicata in cui ho saltato gran parte delle gare tra gennaio e febbraio, per alcuni malanni, ritardando un po’ gli obiettivi – ha spiegato Ghio a La Stampa -. Mi sono quindi concentrato sui Mondiali Under 23 in Norvegia che sono andati bene, ma non potevo inseguire la costanza. Non pensavo che qualche buona gara mi sarebbe valsa la chiamata nella squadra di Coppa del Mondo. C’erano altri azzurri che andavano più forte di me».
Il portacolori delle Fiamme Gialle sa però che la responsabilità sarà tanta considerato che la Nazionale dovrà far i conti con l’addio di Federico Pellegrino ripartendo dai più giovani: «Con Milano-Cortina si è chiuso un ciclo e si è aperto un nuovo quadriennio olimpico – ha aggiunto Ghio -. Come Federazione hanno deciso di puntare sui migliori Under 23 d’Italia dandoci la possibilità di fare esperienza fin da subito e regalandoci continuità in vista delle prossime Olimpiadi in Francia nel 2030. Sono molto grato di essere stato considerato in questo progetto».
Ghio è perfettamente consapevole di quale sarà il progetto impostato da Cramer e sa che le cose cambieranno con l’accesso in pianta stabile in Coppa del Mondo, tuttavia l’atleta cresciuto nello Sci Club Alpi Marittime Entracque sa che potrebbe farcela.
«Questa opportunità è per me un grande stimolo, è una notevole ispirazione potersi con chi è arrivato così in alto. C’è anche un po’ di paura, ad essere onesto, perché è tosto passare dalla Fesa Cup alla Coppa del Mondo. Ma ci chiedono solo di fare del nostro meglio e migliorare in vista del 2030».
