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Sci di fondo

Sci di fondo – La Norvegia studia come affrontare le nuove quote di Coppa del mondo: priorità ai format iridati e specialisti a rischio

Photo Credits: Newspower.it

Nel pieno della preparazione in vista del prossimo inverno, in Norvegia scatta una certa preoccupazione per le quote di partecipazione alle tappe di Coppa del Mondo. Come già anticipato in primavera dai Meeting FIS di Portorose, e poi ratificato in occasione del Congresso FIS di Belgrado è volontà della Federazione Internazionale ridurre le quote degli atleti che possono essere convocati dalle Nazionali: se in precedenza il numero di atleti che ogni squadra poteva selezionare veniva determinato per ogni singolo evento, a partire dal prossimo inverno si terrà conto dell’intero weekend di gara. Nello specifico, ogni squadra potrà avere a disposizione, per l’intero evento, un numero di atleti pari al doppio di quelli che possono essere al via di ogni gara (ad eccezione dei leader delle differenti competizioni di Continental Cup che vengono considerati come quota aggiuntiva). Quindi, ad esempio, se in un fine settimana che comprende uno sprint e diverse gare di lunga distanza possono essere schierati sei atleti per gara, solo 12 fondisti potranno partecipare alla trasferta.

Una regola che, come è facile intuire, andrà a minare le possibilità della Norvegia di avere un ampio contingente, che si affidava a specialisti del format in ogni singola gara. Una regola che complica il lavoro dei selezionatori in particolar modo nei weekend più lunghi, come lo è ad esempio quello di apertura stagionale a Ruka, con tre gare ben diverse le une dalle altre per format e tecnica.

La questione verrà ridiscussa durante la riunione autunnale, ma, secondo quanto appreso dall’emittente norvegese, non si prevedono modifiche al regolamento per questa stagione. Anzi, la FIS sarebbe determinata a istituire un gruppo di lavoro per elaborare proposte per nuove regole sulle quote in futuro, riducendo ulteriormente il numero atleti partecipanti a ciascuna gara per ogni nazione. 

Oltre alla rabbia c’è anche la preoccupazione di chi dovrà effettuare le scelte più impopolari, come il tecnico Eirik Myhr Nossum secondo cui gli atleti non hanno “ancora compreso appieno cosa ciò comporti per loro”, come rivelato a TV2. “È già difficile per gli sciatori di fondo maschili in Norvegia, è una lotta accanita, ci sono moltissimi delusi e scontenti e la situazione non migliorerà” avverte, abbracciando la teoria di Ulf Morten Aune per cui “chi è più versatile avrà ovviamente la priorità, mentre sarà più difficile per chi è specializzato in una sola distanza”.

Una soluzione, suggerisce l’allenatore della squadra maschile, potrebbe essere nel dare priorità ad alcune gare anziché ad altre nei weekend più lunghi, in ottica Mondiali: “La 10 km in classico sarà una gara dei Mondiali, mentre la 20 km a skating e la sprint in classico no. Quindi forse dovremo classificare le gare in base alla loro importanza in determinati fine settimana e dare loro la priorità. Questo comporta, in pratica, dare meno priorità ad alcune distanze e «riempire» con atleti che sono già presenti, ma che forse non sono ben qualificati per quel format.”

Sul fronte atleti, in realtà, si sta discutendo molto della questione e tutti sono concordi nel ritenersi fortunati a non essere nel team dei selezionatori.

“Sono contento di non essere io a selezionare la squadra. Sarà incredibilmente difficile, soprattutto per aggiudicarsi gli ultimi posti. Se si considerano le gare una per una ogni fine settimana, ci saranno discussioni accese. Sarà più impegnativo che mai” afferma Martin Løwstrøm Nyenget, a cui fa eco Mattis Stenshagen, impensierito da cosa potrebbe accadere in weekend in cui il programma è radicalmente diverso: “Probabilmente vedremo molti sfogarsi con i media perché si sentono trattati ingiustamente. Se dovesse essere selezionati dodici atleti per gareggiare sia a Holmenkollen (50 km) che a Drammen (sprint), è ovvio che ne scaturirà un putiferio senza precedenti. È un peccato che debbano limitare il numero di partecipanti. Per quanto mi riguarda e per il bene dell’interesse del pubblico, credo che i migliori dovrebbero essere al via. Questa è una misura volta a limitare la partecipazione della Norvegia”.

Per Erik Valnes, infine, oltre alle discussioni e ai compromessi, una tale decisione va ad intaccare la motivazioni degli atleti, mettendo in crisi alla lunga uno dei pochi movimenti in salute com’è quello norvegese. “Questo potrebbe demotivare molti. Ormai la torta sta diventando sempre più piccola. Essere tra i migliori non è poi così positivo, vista la situazione attuale, con gli allenatori costretti a fare delle scelte brutali. Potrebbe capitare anche a me di essere escluso da qualcosa a cui forse avrei potuto partecipare. È un peccato che la Norvegia venga penalizzata per essere forte, ma per me, in quanto norvegese, è facile dirlo. Spero anche che la FIS adotti alcune misure per rafforzare anche le altre nazioni”.

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