A quattro mesi dai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026, Maren Kirkeeide ricorda come la rassegna a cinque cerchi le abbia di fatto cambiato la sua carriera. Appena 22enne, la norvegese ha lasciato l’Italia con tre medaglie al collo: l’oro nella sprint, l’argento nell’inseguimento e il bronzo con la staffetta.
Un bottino straordinario, soprattutto considerando che l’avventura olimpica era iniziata nel peggiore dei modi. Dopo la delusione della staffetta mista, in cui ha di fatto perso la medaglia per la Norvegia incorrendo nel giro di penalità, la biathleta di Stryn – stessa località che ha dato i natali ai fratelli Boe -chiude l’individuale con un deludente 49esimo posto, penalizzata da ben cinque errori al poligono e gli appassionati pronti a giurare che gli effetti della debacle nella prima gara si erano fatti strada nella testa della giovane biathleta.
La svolta è arrivata pochi giorni dopo nella sprint, gara destinata a entrare nella storia per l’erede della telentuosa “dinastia” degli Hjelmeset.
“Gli allenatori mi hanno spronato, dandomi una carica in più e accompagnandomi letteralmente fino al traguardo“, ha raccontato in un’intervista all’IBU. “Non si sa mai a che velocità stiano andando gli altri, quindi ho semplicemente dato il massimo”.
Quel successo le ha permesso di diventare la più giovane campionessa olimpica della storia del biathlon femminile. Un risultato che ancora oggi fatica a realizzare pienamente.
“Che sia stato l’oro è incredibile. Ma, a dire la verità, sarei stata felice anche con l’argento. I Giochi Olimpici sono sinonimo di grande divertimento e gare emozionanti. Partecipare a quell’evento era il mio grande obiettivo da diversi anni, e questo mi ha spinto ad allenarmi ancora più duramente per riuscirci..”
Il sogno olimpico si è così concretizzato già alla prima partecipazione, con tre medaglie conquistate in un’unica edizione. Le medaglie, però, non sono custodite nella sua abitazione, ma dai nonni. “Per me quella è quasi una seconda casa e durante l’estate passo molto tempo con loro.”
Al di là dei risultati, Kirkeeide conserva soprattutto il ricordo dell’atmosfera vissuta durante i Giochi, assieme alla squadra, benché il biathlon non abbia avuto un vero e proprio villaggio olimpico.
“Non sono state solo le gare e le medaglie. Ci siamo goduti tantissimo anche il tempo trascorso insieme in hotel e fuori dagli impianti. Eravamo davvero un gruppo speciale.”
