Il nuovo quadriennio olimpico porterà l’élite del biathlon ad affrontare grandi eventi in realtà molto diverse rispetto alle ultime stagioni. Dopo due cicli caratterizzati da grandi appuntamenti disputati in alta quota, i principali eventi internazionali fino ai Giochi olimpici invernali delle Alpi 2030 si svolgeranno tutti al di sotto dei 1.100 metri di altitudine.
Un cambiamento che, secondo il nuovo allenatore di tiro della squadra maschile francese Siegfried Mazet, influenzerà inevitabilmente la pianificazione della preparazione, pur senza stravolgerla.
“Dopo due Olimpiadi disputate oltre i 1.600 metri, torniamo ad altitudini più normali e questo cambierà sicuramente il nostro modo di programmare gli allenamenti”, ha spiegato il tecnico transalpino in un’intervista rilasciata a Biathlonworld, il portale dell’IBU, rientrato questa primavera in Francia dopo dieci stagioni trascorse alla guida del settore maschile norvegese in vista delle Olimpiadi casalinghe.
Mazet chiarisce però che i raduni in altura continueranno a essere parte integrante della preparazione.
“Continueremo a svolgere allenamenti sia a media che ad alta quota, anche perché queste località offrono temperature più fresche e condizioni migliori per allenarsi. In questo momento, ad esempio, siamo a Ceillac, dove possiamo lavorare con aria fresca mentre gran parte dell’Europa è alle prese con il caldo.”
La quota resterà dunque un elemento importante – più per le condizioni che offre che per vantaggi sulla preparazione, ma cambierà piuttosto l’obiettivo di questi periodi di lavoro non più necessariamente prolunganti per permettere agli atleti di adattarsi.
“L’approccio sarà diverso perché non sarà più necessario trascorrere così tanto tempo in altura. Adesso sarà soprattutto una questione di scegliere il luogo giusto e svolgere allenamenti di qualità, piuttosto che preparare nello specifico un’Olimpiade come quella di Anterselva.”
Inoltre, c’è una bella e sostanziale differenza con la precedente esperienza scandinava: gli atleti francesi, del resto, vivono già in zone alpine, allenandosi, affrontando regolarmente allenamenti ad altitudini importanti.
“In Norvegia l’altitudine era un tema centrale perché gli atleti vivono e si allenano quasi tutti a livello del mare. Per ottenere benefici significativi dovevamo trascorrere circa tre settimane in altura. In Francia è diverso: molti biatleti vivono già intorno ai 1.200 metri e si allenano spesso anche più in alto. Per loro l’altitudine fa parte della quotidianità e non rappresenta qualcosa di eccezionale. Per gli atleti che vivono già in quota cambierà poco. Semmai avremo una maggiore flessibilità nella scelta delle sedi di allenamento e potremo lavorare di più sull’intensità. In ogni caso stiamo ancora valutando il gruppo della nazionale francese e non abbiamo ancora definito il piano a lungo termine.”
Secondo Mazet, però, la preparazione rappresenta soltanto uno degli elementi che determinano il successo ai massimi livelli.
“Tutto conta. Una grande condizione fisica non basta se il materiale non funziona, così come avere sci perfetti serve a poco se non sei in forma. Ogni settore ha il proprio ruolo: gli allenatori costruiscono la forma atletica, gli skiman preparano gli sci e poi ci sono il tiro e la fiducia con cui gli atleti arrivano alle gare più importanti.”
A tutto questo va poi aggiunto l’aspetto mentale, in particolare nella costruzione della fiducia degli atleti prima degli appuntamenti che assegnano le medaglie.
“Per me è fondamentale che gli atleti siano già competitivi nel mese di gennaio. Arrivare ai grandi eventi dopo aver ottenuto buoni risultati nelle settimane precedenti significa presentarsi alle gare con molta più serenità e fiducia nelle proprie possibilità.”
