La strada verso l’oro olimpico di Johan-Olav Botn è stata tutt’altro che semplice. Un anno fa il norvegese doveva ancora conquistarsi un posto in Coppa del Mondo; oggi è campione olimpico, vincitore della Coppa del Mondo e tra i principali candidati alle medaglie ai Mondiali di Otepää.
In un’intervista a Langrenn.com, Botn ammette di fare ancora fatica a spiegarsi la sua esplosione dello scorso inverno, in particolare l’oro olimpico: «Personalmente non capisco davvero perché o come sia riuscito a raggiungere una forma così buona. Sono stato praticamente vuoto per il resto delle Olimpiadi».
«L’anno scorso ho dovuto dimostrare parecchie cose per avere il permesso di gareggiare in Coppa del Mondo», prosegue. «Quindi riuscire a ottenere risultati fin dall’inizio, quando ho avuto la mia occasione, è stata una sensazione incredibile di essere in uno stato di grazia che spero di poter ritrovare».
Dopo un avvio travolgente con tre vittorie e diverse settimane in pettorale giallo, che gli ha fatto rivedere anche le priorità della stagione, che doveva essere incentrata inizialmente solo sulle Olimpiadi.
«Prima della stagione ero completamente concentrato sul fare il meglio possibile alle Olimpiadi. Era stato il mio grande obiettivo negli ultimi quattro anni. Ma quando la stagione è iniziata così bene, con tre vittorie in Coppa del Mondo e dopo aver disputato parecchie gare con il pettorale giallo, il focus ha iniziato a spostarsi sulla vittoria della classifica generale».
Sul più bello, il giorno dell’antivigilia di Natale, il suo inverno è stato sconvolto dalla scomparsa dell’amico Sivert Bakken, trovato senza vita dallo stesso 23enne durante il raduno della nazionale norvegese a Passo Lavazé. Al ritorno alle gare si è poi ammalato, perdendo le prime due tappe del 2026 e arrivando alle Olimpiadi dopo un percorso complicato. Nonostante tutto, a Milano-Cortina ha conquistato l’oro nell’individuale e l’argento nella staffetta. Dopo la stagione, però, è arrivato il contraccolpo: «Ero in uno stato di shock, nel quale bisognava semplicemente affrontare un giorno alla volta e cercare di superare le giornate. Ho dovuto affrontare un lungo percorso per tornare in forma e non ha certo aiutato il fatto che abbia preso il norovirus anche nel raduno pre-olimpico. Dopo la stagione è arrivato un contraccolpo. Ad aprile giravo in giro come uno zombie per tutto il mese».
Ora Botn dice di sentirsi più libero. Il passaggio dalla squadra di reclute al gruppo élite gli ha dato una maggiore serenità di poter essere in squadra senza dover sempre performare.
«Quando si fa parte della squadra reclute norvegese, il passo per avere l’opportunità di partecipare alla Coppa del Mondo è così breve, ma allo stesso tempo la concorrenza da parte di chi sta sotto è così forte che basta un solo errore per ritrovarsi subito di nuovo nella Coppa di Norvegia. In questo momento sento di avere un margine un po’ più ampio prima di finire lì. Questo mi dà anche un po’ più di libertà per rilassarmi e concentrarmi semplicemente sul diventare il migliore possibile, senza pensare che ogni errore che commetto possa rimandarmi direttamente alla Coppa di Norvegia.».
Anche i cambiamenti nello staff tecnico non lo preoccupano; ha ritrovato Anders Øverby, suo allenatore anche nella squadra B, mentre Patrick Oberegger è la novità al tiro: «Ho avuto praticamente il meglio dei due mondi», spiega, auspicando un approccio più offensivo e meno cauto al tiro.
Ora l’obiettivo è il Mondiale di Otepää, dove Botn vuole arrivare con una preparazione molto più solida rispetto a quella che aveva preceduto le Olimpiadi: «In questa stagione spero di riuscire a prepararmi al meglio per i Mondiali, senza problemi di salute, in modo da arrivare al massimo della forma e poter portare a termine tutto come previsto».

