Diego Colombari ha fatto la storia nell’handbike conquistando titoli mondiali, ma soprattutto la medaglia d’oro nella team relay alle Paralimpiadi Estive di Tokyo 2020. A ciò vanno aggiunti tre record mondiali di velocità ottenuti con il progetto “Cerberus” del Team Policumbent (Politecnico di Torino), tuttavia in vista delle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 il portacolori della Polisportiva P.A.S.S.O. di Cuneo ha deciso di investire sullo sci di fondo. Nonostante non sia arrivata la qualificazione per la rassegna a cinque cerchi, l’ambassador dell’Azienda Turistica Locale (ATL) del Cuneese, ha intenzione di confermare il proprio talento anche sulla neve.
Come ha vissuto il passaggio al fondo?
Ho iniziato a praticare sci di fondo due anni fa, nell’ottobre del 2024. Dopo l’esclusione dalle Paralimpiadi di Parigi, ho pensato che lo sci di fondo, utilizzando comunque una posizione in cui si sta sempre inginocchiati, potesse essere una disciplina adatta a me. Così ho iniziato a praticarlo nella stagione 2024-2025 e ho proseguito anche nella stagione 2025-2026.
Quanto aiuta l’handbike per allenarsi nello sci di fondo?
È vero che la muscolatura coinvolta è simile, ma la grande differenza rispetto alla bicicletta è che quest’ultima rimane ferma, mentre lo slittino sulla neve non sta fermo. Imparare a governare il mezzo è sicuramente la cosa più difficile in questo momento. Devo dire che ho acquisito un po’ di dimestichezza e, come in tutte le cose, più si pratica e più si migliora. Il problema dello sci di fondo è che abbiamo a disposizione la neve soltanto per quattro o cinque mesi all’anno. Di conseguenza, riuscire ad allenarsi al meglio delle proprie potenzialità diventa complicato.
C’è stata un po’ di delusione per non aver potuto partecipare alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026?
Sinceramente sì, perché i tempi che avevo fatto mi avrebbero permesso tranquillamente di essere competitivo rispetto ad alcuni atleti che hanno partecipato. Anche in Coppa del Mondo ero posizionato, non dico bene, ma comunque alla pari di alcuni atleti che sono andati alle Paralimpiadi. Non vorrei però fare torti a qualcuno. Sicuramente un po’ di delusione c’è stata, ma ho cercato di trasformarla nella voglia di puntare a qualcosa in più quest’anno. La partecipazione a Milano Cortina sarebbe stata sicuramente bella e gratificante, perché prendere parte alle Paralimpiadi è sempre un’esperienza importante. Tuttavia, quando sono andato a Tokyo, ho sempre pensato che, avendo le potenzialità per quella disciplina, non bastasse semplicemente partecipare: bisognava portare a casa una medaglia. Purtroppo le Paralimpiadi si disputano una volta ogni quattro anni e non sai mai cosa possa succedere nel quadriennio successivo. È quello che mi è capitato a Parigi, dove sono rimasto a casa. Partecipare a Milano Cortina sarebbe stata una motivazione e un’ulteriore occasione per fare un passo avanti. D’altra parte, però, sarei andato con l’obiettivo di ottenere un piazzamento a metà classifica, o comunque tra i due terzi e i tre quarti della graduatoria. Non era quello che cercavo: il mio obiettivo non era semplicemente partecipare, ma conquistare una medaglia o comunque un piazzamento nelle posizioni di vertice. Chissà, magari alle prossime Paralimpiadi potrò raggiungere risultati importanti. Nella mia testa, quello è sicuramente l’obiettivo.
Com’è andata la preparazione estiva?
Quest’estate è stato un periodo di transizione tra la FISIP e la FIS. È stata quindi una stagione in cui la preparazione sulla neve è partita un po’ in ritardo, almeno secondo me. Ho svolto allenamenti sia con l’handbike sia con lo SkiErg. Per quanto riguarda gli skiroll, purtroppo non avendo sempre qualcuno che possa accompagnarmi, diventano uno strumento piuttosto pericoloso. Non avendo freni o altri sistemi di sicurezza, bisogna necessariamente allenarsi su strade leggermente in salita, perché poi, quando si affronta la discesa, occorre prestare molta attenzione. Avendo già sperimentato quanto possa essere pericolosa la strada con l’handbike, ho preferito acquistare uno SkiErg e allenarmi indoor, così da farmi trovare pronto dal punto di vista muscolare. Sicuramente anche quest’anno dovrò riprendere e migliorare la gestione del seggiolino.
Spesso si allena a Entracque, quanto è importante avere un impianto di questo livello vicino?
Sinceramente è una fortuna. Appena arriverà la neve e non ci saranno ritiri con la Nazionale, sarò sicuramente tutti i giorni sulle piste. È una grande opportunità poter contare su impianti che non offrono soltanto piste facili, frequentate da tutti, ma anche tracciati più impegnativi, dove possono allenarsi le squadre nazionali. Avere a disposizione strutture di questo livello è sicuramente qualcosa che può aiutare anche noi atleti paralimpici.
Quale sarà l’obiettivo in questa stagione che ci saranno i Mondiali?
L’obiettivo è sicuramente migliorare i risultati dello scorso anno. Non posso però pormi traguardi come una Top 10 o altri piazzamenti di questo tipo. Lo sport mi ha insegnato che non ci si inventa nulla dall’oggi al domani, soprattutto in una disciplina come questa, nella quale, come abbiamo già detto, la neve è fondamentale per imparare a governare il seggiolino. Il mio obiettivo è migliorare progressivamente, per poi arrivare tra quattro anni a ottenere risultati soddisfacenti. Bisogna fare un passo alla volta: non si possono pensare di compiere grandi progressi tutti insieme. Quest’anno, inoltre, ho iniziato ad allenarmi con lo SkiErg già nel mese di agosto, cosa che negli anni precedenti non facevo, perché dedicavo una preparazione specifica allo sci di fondo soltanto a partire da ottobre. Sono sempre stato leggermente in ritardo con la preparazione a causa degli impegni con l’handbike e con il Team Policumbent, la squadra studentesca del Politecnico di Torino. Non so se avete visto, ma quest’anno abbiamo già stabilito tre record del mondo. Fortunatamente hanno deciso di tentare l’ultimo record a maggio e quindi, tra la fine di luglio e agosto, sono passato allo SkiErg, concentrandomi principalmente su quello. Se capitava, partecipavo anche a qualche gara di handbike, ma senza una preparazione specifica per quella disciplina: il mio allenamento era ormai finalizzato allo sci di fondo.
In futuro ci sarà ancora spazio per l’handbike?
Nella vita ho scoperto che, quando arriva una delusione, bisogna trovare una motivazione per riuscire a fare qualcos’altro. Il progetto con il Politecnico è un’esperienza alla quale sono ormai molto legato, perché collaboro con loro da quattro o cinque anni. Sicuramente potrebbe diventare un percorso parallelo, nel quale la preparazione sarà principalmente finalizzata allo sci di fondo. Fortunatamente si tratta anche di due discipline che si sviluppano in stagioni diverse. I tentativi di record, infatti, cercheremo di organizzarli sicuramente quando fa caldo. Potrei quindi concludere la preparazione ad aprile e dedicarmi per due o tre mesi alla bicicletta, provando a ottenere qualche altro risultato. Credo che siano due attività che possano tranquillamente viaggiare di pari passo.


