Sci di fondo | mercoledì 11 aprile 2018

Dietmar Nöckler: "È stata una stagione negativa e ora sono super motivato per la prossima"

L'azzurro a Fondoitalia: "Sono tre anni che riesco a stare in forma al massimo per due mesi; voglio tornare a chiudere le gare sapendo di aver ottenuto il massimo possibile e ho deciso di lavorare molto di più per riuscirci"

Foto Fisi

È da poco tornato dalla Norvegia, dove si è concesso un’appendice alla sua stagione agonistica unendosi al team Trentino Robinson Trainer per partecipare alla Reistadløpet, prova di gran fondo da 50km valida per il circuito Visma Ski Classics, che ha visto trionfare Tord Asle Gjerdalen tra gli uomini e Masako Ishida tra le donne.

Dietmar Nöckler ha voluto partecipare a un’ultima gara prima di andare in vacanza e mettere da parte una stagione che non ha accontentato le sue alte aspettative. Il fondista delle Fiamme Oro, giunto al quinto posto nella team sprint olimpica in coppia con Federico Pellegrino, è deluso per l’andamento della stagione ma guarda già al futuro con grandi propositi in vista del prossimo anno. Di tutto questo abbiamo parlato con lui nella seguente intervista.

Ciao Dietmar, com’è andata in Norvegia?
«È stata una gara massacrante. Ero anche messo bene, in lotta per le prime dieci posizioni ma ho fatto una buona parte della gara a spinta e ne ho pagato le conseguenze nel finale andando in crisi con le braccia. Comunque ero consapevo di andare lì senza grandi speranze di fare risultato ma per un fondista è sempre bello partecipare a queste gare».

Parliamo ora della tua stagione: qual è il tuo giudizio?
«È stata molto negativa per me e questo mi ha già dato tante motivazioni in vista della prossima nella quale voglio allenarmi di più per fare prestazioni diverse. Purtroppo non sono mai riuscito a entrare in forma, pur avendola inseguita per tutta la stagione. Ho passato il mese di gennaio ad allenarmi tanto nella speranza di farcela ma non ci sono riuscito. Nelle ultime tre stagioni ho sempre fatto fatica, avrò avuto la forma giusta due mesi l’anno senza mai trovare una condizione continua».

Sei riuscito a spiegarti da cosa dipenda?
«È difficile dirlo. Mi sono però reso conto che rispetto a quando ero più giovane, quando l’allenamento aveva un’incidenza minore sulle mie prestazioni e mi bastavano poche gare per entrare in condizione, invecchiando ho bisogno di lavorare molto di più per trovare la forma giusta. È quello che ho deciso di fare per la prossima stagione, allenarmi di più con maggiore intensità e volume. Non mi piace andare come ho fatto nelle ultime stagioni».  

Eppure lo scorso anno qualche soddisfazione te la sei tolta.
«Si ma anche lo scorso anno ho fatto bene soltanto due mesi, quelli conclusivi della stagione, quando ero in buonissime condizioni fisiche. Mi è bastato per fare un buon Mondiale e tenere poi la forma addirittura per gli Italiani, quando ho anche vinto la 50km. Quest’anno invece la condizione non è mai arrivata».

Un vero peccato perché si trattava anche dell’anno olimpico.
«Per questo mi dispiace ancora di più. Alle Olimpiadi non stavo però malissimo. Purtroppo nello skathlon ho avuto problemi di tenuta mentre nella 15km sapevo che avrei avuto problemi perché ho sempre faticato nelle distance in skating. Per la 50km, invece, non si può mai prevedere, puoi arrivarci in forma ed andare comunque in crisi. Sono stato malissimo nel corso del secondo giro staccandomi, poi d’improvviso negli ultimi due giri ho iniziato ad andare forte e sentirmi bene, guadagnando diverse posizioni. Poi c’è la team sprint, dalla quale tutti si aspettavano un podio. Purtroppo, però, è stata una gara molto particolare, diversa rispetto alle altre. Proprio in quell’occasione credo di aver fatto la mia miglior prestazione stagionale ma non è bastata contro certi avversari».

In effetti è stata una gara atipica contro tanti atleti distance.
«Eravamo abituati a gareggiare contro altri avversari perché solitamente in questa gara sono presenti molti sprinter. Immaginavamo, visto il percorso, che gli altri avrebbero schierato qualche atleta distance in più ma certamente non avremmo mai creduto di ritrovarci contro Sundby, che ha alzato il ritmo fin da subito. I quattro davanti, purtroppo, andavano proprio forte. In semifinale mi sembrava di stare molto bene, non abbiamo patito né il primo né il secondo giro, sapevamo che potevamo permetterci di arrivare quinti o sesti non spendendo tutto. Per la prima volta ci siamo anche ritrovati nella seconda semifinale, quindi con meno tempo per recuperare prima della finale, ma non credo sia stato quello il problema. In finale gli altri sono partiti forte sin da subito, nel secondo giro ho dovuto dare più del previsto per restare a contatto e purtroppo nel terzo mi sono mancati quegli ultimi venti metri di salita. Troppo anche per Pellegrino che ha provato a tirare a tutta ma davanti c’era un gruppetto che faceva altrettanto guidato da un Bolshunov in grandissima forma, uno che si mette lì e non cala mai. Purtroppo è andata così ma sono molto contento che Pelle (Pellegrino, ndr) si sia tolto la soddisfazione di conquistare la medaglia olimpica nella sprint, gara nella quale sembrava forse meno probabile alla vigilia. Nonostante ciò ci è dispiaciuto moltissimo non andare a medaglia nella team sprint perché abbiamo raccolto sempre tanto e sarebbe stato bello chiudere con un’altra medaglia questo quadriennio».  

Qual è il bilancio del tuo quadriennio olimpico?
«Mi sono tolto delle soddisfazioni ma ho avuto anche diverse delusioni. Sono contento per quanto fatto nella stagione 2014/15 nella quale sono andato molto bene. L’anno successivo, invece, non è stato molto buono per me, mentre nel 2016/17 ho avuto una stagione mediocre andando però bene negli ultimi due mesi. Questa appena conclusa, invece, è stata una stagione brutta. Le soddisfazioni sono legate alle medaglie vinte con la team sprint, un format di gara diverso dagli altri nel quale sono riuscito a fare bene. Mi aspettavo di più dalle distance, perché sono convinto che se sto bene posso ripetere i risultati ottenuti nella prima stagione dopo Sochi, quando sono stato continuo e in buona condizione, ottenendo dei buoni risultati soprattutto in classico».  

Quali sono a questo punto i tuoi obiettivi per la prossima stagione?
«Non mi pongo obiettivi legati ai risultati. Voglio soltanto stare bene, trovare la giusta condizione e tornare ad avere un buon livello. Mi allenerò tanto per farlo, la motivazione è tanta perché sono andato male e ho capito che devo fare di più, a partire dalla prossima estate. Non voglio più trovarmi nella situazione di far fatica e prendere una piccola crisi anche in una 15km. Voglio tornare a sentirmi bene e andare forte, concludere le gare sapendo di aver fatto il meglio che posso, al contrario di quanto accaduto quest’anno, quando ho spesso finito le gare sapendo che da metà in poi il ritmo non era quello che voglio».

Un’ultima domanda: sei stato in Norvegia nei giorni in cui Marit Bjørgen ha annunciato il ritorno; come hanno reagito i novegesi?
«Innanzitutto sono rimasto sorpreso del suo annuncio perché dopo le Olimpiadi avevo capito che avrebbe continuato. Poi quando ho visto la gara dei nazionali in tv ho notato che le stavano facendo delle feste molto particolari. Quindi è uscita la notizia del ritiro e da lì fino a tarda serata in tv hanno fatto rivedere le sue gare, sei ore di diretta con tutta la sua vita. Solo per lei si poteva fare una cosa del genere, forse nemmeno in Italia per Totti hanno fatto così (ride, ndr). In fin dei conti lo sci di fondo è lo sport nazionale per i norvegesi e ovviamente sono tanto legati a una grande campionessa come lei».

Giorgio Capodaglio

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