Sci di fondo | 02 dicembre 2019

Parola di Campionessa - Stefania Belmondo: "Johaug è fortissima, mi sarebbe tanto piaciuto sfidarla"

La plurimedagliata ha commentato il primo weekend di Coppa del Mondo: "Queste prime gare però fanno testo fino a un certo punto; per esempio credo che Bolshunov debba ancora scaricare i carichi di lavoro"

Parola di Campionessa - Stefania Belmondo: "Johaug è fortissima, mi sarebbe tanto piaciuto sfidarla"

La tappa di apertura della Coppa del Mondo 2019/20 ha incoronato a Ruka soprattutto Johannes Klæbo e Therese Johaug, vincitori di due gare a testa, ma anche Niskanen e Falla. Tanti i temi offerti dal weekend finlandese, che oltre al dominio norvegese ha visto anche una Svezia in grande difficoltà e un Bolshunov ancora lontano dalla condizione. Per l’Italia, dopo l’illusione dei bellissimi risultati ottenuti nella qualificazione della sprint, le difficoltà delle batterie a causa degli sci, seguita da due distance al di sotto delle aspettative, nelle quali però si è raccolto un bel risultato di Pellegrino in classico. Di tutto questo abbiamo parlato con Stefania Belmondo, la grande campionessa del fondo italiano.

Ciao Stefania. Partiamo dalla Coppa del Mondo femminile: per tutta l'estate si è parlato di Svezia vicinissima alla Norvegia, ma alla fine abbiamo avuto il solito dominio di Johaug. È imbattibile?
«Lei è veramente fortissima, perché scia molto bene ed è sempre molto determinata, ha una grinta che ammiro. Devo però dire che forse il livello generale non è altissimo rispetto al passato. Ricordo che un tempo ci trovavamo a fronteggiare tantissime atlete, avevamo dei veri e propri squadroni norvegesi o sovietici. Ma non voglio togliere alcun merito a Johaug, perché è fortissima e mi sarebbe tanto piaciuto sfidarla. Qualcuno dice anche che come atlete siamo simili».

Pensi che la giovane Karlsson possa essere la sua principale avversaria per la Coppa del Mondo?
«Difficile. Frida è una bravissima atleta, ha grande talento, come si è visto a Seefeld, ma bisogna avere pazienza perché ha appena vent’anni. Nel nostro sport ci vuole esperienza, le altre atlete non staranno certo a guardare. Insomma non è semplice porsi subito ai vertici».

In estate c’è stato un autentico terremoto all’interno della squadra svedese con diversi cambi di guida tecnica. Ritieni che questo possa condizionare gli atleti?
«Credo proprio di si, soprattutto quando si cambiano gli allenatori. Un atleta ha sempre bisogno di tempo per adattarsi a un nuovo allenatore, alle sue idee e deve saper assorbire in modo giusto il lavoro da lui proposto. Al di là di questo, ha anche bisogno di tranquillità attorno a sé, deve concentrarsi solo sul lavoro da fare senza essere condizionato da pensieri sulle cose che non vanno».

Nella sprint di venerdì abbiamo visto gli atleti italiani avere chiare difficoltà con gli sci; immagino sia accaduto spesso anche a te: come ci si sente in queste situazioni?
«Mi è capitato diverse volte. Purtroppo anche questo fa parte del nostro sport, come capita in Formula 1 o nel motociclismo, dove a volte i team possono sbagliare la scelta delle gomme o la messa a punto. Personalmente ho sempre ammirato il duro lavoro degli skiman, è sempre molto difficile fare la scelta giusta in quanto le condizioni possono cambiare in modo repentino. Magari arriva d’improvviso il sole che scalda la neve e la tua sciolina va a farsi benedire. A volte va bene, in altre occasioni meno. Noi italiani, però, dobbiamo ritenerci fortunati perché i nostri skiman sono molto bravi e non a caso sono ricercati dalle altre nazioni. Poi la giornata sfortunata può capitare a tutti».

Parliamo delle atlete italiane: come le hai viste?
«Intanto premetto che le ammiro e faccio il tifo per loro, spero tanto riescano a riportare dei buoni risultati. Negli ultimi anni abbiamo un po’ sofferto, ma credo sia anche normale in quanto nello sport ci sono sempre dei cicli. Sono sicura sapranno faranno bene, perché le ho viste molto determinate e nessuna meglio di me può capire quanto lavoro avranno fatto per prepararsi. Probabilmente nelle distance hanno un po’ pagato l’alto carico di lavoro, ma credo anche che quanto visto in qualificazione non sia stato casuale. Se anche hai buoni materiali, non fai prima e terza se non hai altro. Quindi fiducia».

Tra gli uomini abbiamo visto ancora un fenomenale Klæbo, mentre Bolshunov è apparso non al meglio.
«Klæbo è stato come al solito dominatore nella sprint ma ha disputato anche due ottime distance. È evidente che deve aver lavorato molto bene anche su questo. Sul fatto che abbia classe credo non ci fossero dubbi, l’abbiamo visto più di una volta. Bolshunov è sembrato indietro ma tendo a non dare mai troppa importanza all’inizio di stagione, in quanto molto dipende da come un atleta si sia preparato nel corso dell’ultimo mese. Se fai un grande carico di lavoro, hai bisogno di più tempo per smaltirlo. Insomma credo che questa gara faccia testo fino a un certo punto».

A emozionare il pubblico di casa ci ha pensato Niskanen.
«È stato proprio bravo, ma anche lui non è una novità soprattutto nelle 15 in classico, dove negli anni ha mostrato di poter dire spesso la sua. Quando ha tagliato il traguardo è partita la bellissima festa dei tifosi finlandesi, che ha confermato quanto sia sentito lo sci di fondo in queste nazioni dove è sport nazionale».

Passiamo agli azzurri. È mancata la grande prestazione nella sprint per i problemi sopracitati, ma Pellegrino ha fatto una buona impressione anche nella distance in classico.
«Io sono una grande tifosa di Federico e degli altri azzurri. Mi ha fatto veramente una bella impressione nella distance in classico dove è migliorato molto. Sono convinta, poi, che lui e gli altri azzurri, come già detto in precedenza riguardo Bolshunov, debbano ancora smaltire i carichi di lavoro effettuati. La stagione è lunghissima, siamo ancora all’inizio e sono convinta che anche quest’anno arriveranno tante belle soddisfazioni da lui».

De Fabiani non è ancora apparso al meglio. Pensi che l’infortunio accusato a Rovaniemi possa averlo condizionato?
«Non ho alcun dubbio sul fatto che anche lui uscirà fuori nell’arco della stagione. Se non è stato bene, devo solo avere pazienza e pensare innanzitutto a recuperare al meglio perché la stagione è lunga. Ho letto che si è posto l’obiettivo di entrare nei primi cinque posti della classifica generale. Credo sia molto positivo che abbia voglia di alzare ulteriormente l’asticella. Alla fine già lo scorso anno non ci è andato lontano, quindi è normale che voglia migliorarsi e credo non sia impossibile farcela, anche perché a volte autoconvincersi aiuta tantissimo».

In estate Pellegrino ha criticato spesso il calendario della Coppa del Mondo, affermando che troppe gare e trasferte portano gli atleti a fare delle scelte rinunciando ad alcuni competizioni, con la conseguenza che a perderci è lo spettacolo. Sei d’accordo?
«Certamente. Pensate soltanto ai mille spostamenti, alle giornate di allenamento perse per viaggiare, ma anche alla stanchezza fisica e mentale che ne deriva. Per non parlare di quanto si complica il lavoro degli skiman o dei costi della trasferta che vanno a pesare sulle federazioni. Non tutti possono permettersi di essere sempre presenti. Mettiamoci poi lo sforzo fisico per un atleta, che a quel punto sceglie dove gareggiare magari optando per le tappe che più si addicono alle sua caratteristiche. Ne va di mezzo lo spettacolo perché non è bello vedere una gara senza Klæbo, Pellegrino, i big russi o Niskanen. Ma poi, al di là dello spettacolo televisivo, in parte lo trovo brutto anche per gli atleti che partecipano. Ricordo che una volta vinsi una gara di Coppa del Mondo ma era assente Välbe; ovviamente ero contenta del risultato ma non ero felice fino in fondo, avevo sempre in testa il dubbio se sarei riuscita ugualmente a ottenere quel risultato con lei presente. Insomma ogni fondista vuole vincere contro i suoi migliori avversari».

Grazie mille Stefania.
«Grazie a voi. Posso però aggiungere una cosa?».

Certamente.
«Volevo dire che ho provato una grande emozione per la vittoria ottenuta sabato da Marta Bassino. Avrei tanto voluto essere lì vicino lei ed abbracciarla forte. Sono veramente felice per lei, la sua famiglia, gli allenatori e tutti coloro che l’hanno aiutata. È stato un momento bellissimo. Al termine della gara mi sono commossa e le ho subito scritto, ricevendo anche la sua risposta. Da cuneese mi emoziono per gli atleti della mia zona. Mi capitò lo stesso quando vidi in tv la gara di Elisa Rigaudo alle Olimpiadi, quando vinse il bronzo mi misi a piangere. Le guardo e penso a quanto vorrei essere lì anch’io. In ogni caso, brava Marta, sei stata una grande»

Giorgio Capodaglio

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