I Mondiali di skiroll sono stati una sorta di “spartiacque” per Giovanni Lorenzetti che ha sfiorato il podio conquistando il quarto posto nella team sprint in tecnica libera oltre a un settimo nella mass start in skating. Il 23enne di Pinzolo sta vivendo una stagione di costante crescita, come confermato dalle diverse vittorie ottenute in Coppa Italia e la possibilità di ambire ancora al podio in Coppa del Mondo nonostante qualche difficoltà come sottolineato dal portacolori dell’US Carisolo.
Qual è il bilancio del suo Mondiale?
Diciamo che, sia nella team sprint che nella Mass Start, ero sempre lì a combattere, a pochissimi secondi dai migliori. Purtroppo il risultato che speravo non è arrivato. Non provo tanto rammarico, perché comunque so di aver dato tutto. Mi sono divertito e ho dato tutto me stesso. Purtroppo è andata così: lo sport è anche questo e insegna tanto. Però questo mi dà la motivazione per i prossimi Mondiali, nel 2028. Sicuramente mi darà più motivazione, più fame e più grinta per poter andare a prendere quell’obiettivo. D’ora in poi, in questi prossimi anni, lavorerò sicuramente anche su questi obiettivi. Però intanto ho visto che il processo di allenamento è stato più che positivo: sono lì a giocare nell’élite mondiale dello skiroll, quindi sono segnali positivi per un atleta che bisogna saper cogliere, sempre guardando anche la metà piena del bicchiere. Quindi mi do comunque un buon voto per quanto riguarda il Mondiale.
Cos’è mancato per arrivare a medaglia?
È mancato un po’ quel qualcosa in più che serve in un Mondiale, perché questi atleti sono veramente pronti, in forma e al massimo delle loro potenzialità per la competizione. Io penso che, quando competi in una gara, sia un po’ come quando componi un puzzle: devono incastrarsi tutti i pezzi, devono connettersi tutte le variabili e tutti i fattori che, purtroppo o per fortuna, servono per arrivare al risultato. Può essere la fortuna, il tempo, il meteo, i materiali… Insomma, ci sono tantissime variabili e tante cose che devono incastrarsi. Magari in queste occasioni qualcosina non si è incastrato come doveva. Però va bene così: lo sport è questo, lo sport insegna. Io comunque sono contento, perché cerco sempre di trovare degli insegnamenti positivi anche nelle sconfitte. Come dice il proverbio, si impara di più dalle sconfitte che dalle vittorie. Quindi sono tranquillo.
Per lei Madona è una sorta di luogo del cuore …
Esattamente. Madona rappresenta un luogo speciale per me. Ho ottenuto qui la mia prima vittoria in Coppa del Mondo, l’anno scorso, con Matteo Tanel, ma già nel 2022 ero andato a podio nel Mondiale Junior nella mass start. Quella era stata anche la mia prima medaglia di livello, quindi Madona rappresenta sempre bei ricordi per me, indipendentemente dai risultati e un po’ da tutto il resto. Ho dei buoni ricordi legati a questa località.
Quest’anno sono arrivate anche le prime vittorie in Coppa Italia. Cos’ha fatto scattare la molla in lei?
Anche qui è stato tutto un concatenarsi di fattori. Nel 2024 ho subito un brutto infortunio che non mi ha permesso di esprimermi al meglio fino verso la fine dell’anno. Dalla scorsa stagione sono poi arrivate queste prime vittorie. È stato un po’ un concatenarsi di eventi: ho preparato meglio il mio fisico, non ho avuto infortuni particolari, ho sfruttato al meglio le mie capacità e sono riuscito ad allenarmi meglio. Ho cercato di limare tutti quei marginal gains e quei dettagli che poi fanno la differenza per raggiungere il risultato. E, appunto, anche tutto il processo che ho fatto per arrivare ai Mondiali e ottenere un quarto posto che magari per qualcuno può essere motivo di rammarico, per me non lo è. Anzi, è un motivo in più per avere più fame per le prossime gare e per i prossimi Mondiali, valutando tutto il processo che ho fatto per ottenere quel quarto posto. Io la vedo un po’ in questa maniera.
Qual è l’obiettivo in vista delle ultima tappa di Coppa del Mondo in Val di Fiemme?
La gara che si addice di più alle mie caratteristiche è sicuramente la mass start del Cermis, che si svolgerà venerdì 18 settembre, con un finale duro e una salita che si addice alle mie caratteristiche. L’avevo già fatta bene nel 2023, quando avevo ottenuto il quinto posto assoluto, dietro soltanto a campionissimi di primo livello come Matteo Tanel e Tommaso Dellagiacoma. Quest’anno sono più preparato e più consapevole e so di potermi giocare le mie carte. Poi si vedrà chi se la meriterà di più, però senz’altro quella è una gara a cui punto molto. Anche gli ultimi dettagli della preparazione, negli ultimi dieci giorni, saranno improntati proprio a quella gara.
Ci sarà anche la sprint che non è proprio la sua specialità. Cosa si aspetta?
Cercherò di fare bene, perché quando parto per una gara parto sempre per dare il massimo e dare tutto me stesso, dedicandoci anima e corpo. Poi, alla domenica, mi auguro che, se lo staff tecnico deciderà di schierarmi in una delle due staffette della team sprint, potrò dare il mio contributo. Mi reputo un ottimo primo frazionista e sicuramente darò il massimo per consegnare al mio compagno le migliori carte per potersi giocare la vittoria nell’ultima occasione.
C’è qualche rammarico per questa stagione?
L’unico che mi porto dietro è che, sicuramente, avrei potuto giocarmi ancora le mie possibilità. Adesso posso ancora farlo, però è sicuramente più difficile giocarsi un podio nella generale. Purtroppo le mie possibilità sono state un po’ precluse dal fatto che è stato deciso di far partecipare un altro ragazzo alla sprint. È stata una scelta dello staff tecnico e questo ha un po’ ridotto le mie probabilità di fare un buon punteggio in vista del raggiungimento di un podio finale. Comunque ce la metterò ancora tutta. Non è detta l’ultima parola finché non si taglierà il traguardo sabato pomeriggio. Lo staff tecnico ha avuto idee diverse dalle mie e quindi adesso prendo quello che deve venire. Mi farò trovare al meglio, al massimo, e cercherò di prendere tutto quello che è possibile e che il destino mi offrirà.
Quanto le ha permesso di crescere avendo un livello così alto in Nazionale?
Sicuramente è importante. L’ho già detto in altre interviste e lo ripeto: nello sci maschile siamo un bel gruppo. Ci sono ancora ai massimi vertici atleti veterani come Matteo Tanel sulle distance ed Emanuele Becchis nelle sprint. Io li reputo due atleti con la A maiuscola, due campionissimi che hanno dimostrato e dimostrano ancora oggi di essere sul pezzo, così come Tommaso Dellagiacoma, con un palmarès invidiabile. Mi hanno aiutato tanto a crescere anche in questi ultimi anni. Per questo li ringrazio molto, perché non è una cosa scontata: mi hanno aiutato tantissimo a crescere, dandomi consigli. Anche tutto lo staff tecnico è stato comunque indispensabile. La reputo proprio un’ottima condizione per crescere, non solo come sci maschile, ma per tutto il movimento, anche a livello italiano.
Si sente un punto di riferimento per i più giovani?
Sì, anche dal canto mio, come atleta emergente, anche se ormai non più così tanto, perché anch’io posso vantare un discreto palmarès. Però mi reputo ancora con molti anni di carriera davanti. Quindi cerco di aiutare soprattutto i più giovani, con consigli e con qualsiasi aiuto di cui necessitano, perché comunque i grandi mi hanno dato l’esempio. Cerco sempre di dare il buon esempio anch’io e di aiutare il prossimo, perché lo ritengo uno dei valori fondamentali che lo sport insegna. Nonostante siamo avversari sul campo, fuori siamo persone. Questa la reputo una cosa più importante di qualsiasi medaglia e cerco comunque di aiutare il prossimo.

