Cyril Burdet è uno degli artefici dei grandi successi del biathlon francese, soprattutto in campo femminile. Il tecnico transalpino è passato dallo sci di fondo prima di puntare sullo sport della carabina e questa esperienza gli ha permesso di aiutare le ragazze di crescere particolarmente sino a dominare nel corso della scorsa stagione che ha visto conquistare una serie di titoli alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 oltre alla Coppa del Mondo generale con Lou Jeanmonnot. Per raggiungere questi traguardi non è stato semplice, come raccontato da Burdet al sito di Biathlonworld.
“Prima allenavo i velocisti, ma ora le distanze erano diverse, così come i cambiamenti fisiologici. In secondo luogo, allenare le donne nel biathlon è diverso dall’allenare gli uomini nello sci di fondo, soprattutto dal punto di vista fisiologico ed emotivo. I primi mesi sono stati un po’ duri. Ero abituata a sessioni di allenamento molto intense, poi Polo mi ha ricordato: ‘Non dimenticare che dobbiamo concentrarci anche sul tiro’. Quindi ho dovuto alzare il livello di intensità! – ha raccontato il tecnico transalpino -. Il mio obiettivo principale è aiutarli ad andare più veloci sugli sci, ma devo anche avere una visione d’insieme di ciò che accade nella squadra. Parlo individualmente dell’aspetto fisico, ma anche di quello emotivo dell’allenamento. Mi piace la parte intellettuale, che richiede tempo ed energie, ma fa parte del gioco”.
L’obiettivo è quello di cercare di sfruttare tutti i punti di forza delle varie atlete al fine di poter spingerle verso i principali traguardi il tutto senza rischiare di andare a impattare sulla tenuta mentale delle ragazze. Un aspetto non indifferente come sottolineato da Burdet.
“La mia filosofia è quella di lavorare sui punti di forza di ogni atleta. Il punto di partenza è lì. Da lì, analizzo dove c’è margine di miglioramento, che varia da atleta ad atleta. Alcuni hanno ampi margini di crescita nel tiro a segno; altri nello sci. Il biathlon è una combinazione di questi e molto altro. L’obiettivo è scoprire come migliorare ogni singolo atleta – ha aggiunto il francese -. È una questione multifattoriale, non dipende da un singolo elemento. Di sicuro, quando vieni qui e vedi i tredici atleti delle squadre A e B, sanno di dover essere molto veloci sugli sci e molto bravi al poligono di tiro”.
Essendoci proprio questa elevata competitività a livello interno, è fondamentale lavorare in squadra per riuscire a superare così le varie difficoltà nel corso della stagione, trovando un ottimo contatto fra atleti e allenatori: “Tutti sanno che per partecipare alla Coppa del Mondo bisogna essere molto bravi e, per rimanerci, bisogna essere al top ogni settimana. Lo spirito di squadra, che coinvolge allenatori e tecnici, e la voglia di migliorarsi costantemente, rendono il gruppo molto più forte e i singoli atleti molto più performanti. Siamo anche molto fortunati ad avere una generazione di atleti di talento, che scelgono la propria strada e tutti aspirano a raggiungere la vetta – ha sottolineato Burdet -. Parte di questo successo è dovuto al fatto che siamo riusciti a trovare un modo per andare tutti nella stessa direzione, dai club regionali fino alla Coppa del Mondo. Certo, ogni allenatore ha il suo piano, ma l’obiettivo per tutti è lo stesso.”
Nonostante i grandi successi ottenuti nell’ultima stagione, la Francia è pronta a ripetersi nel corso del prossimo inverno nonostante tutto ciò è tutt’altro che scontato come segnalato dallo stesso Burdet che preferisce volare basso.
“Come andrà il prossimo anno, non lo so. Questa è parte della sfida. Abbiamo avuto molto successo, ma sono convinto che possiamo fare di più, non solo in termini di prestazioni in gara. Individualmente, tutti gli atleti cercano qualcosa per migliorare il proprio livello. Abbiamo atleti molto giovani che si stanno affermando ed è interessante vedere la sfida tra gli atleti più esperti che hanno vinto tutto e i giovani che vogliono portarselo via. Sarà molto interessante far parte di questo gioco! Ogni prestazione è unica. Puoi vincere una volta e non essere altrettanto bravo la volta successiva. Non è mai finita. Se pensi di aver finito (di migliorare), ti sbagli!“.

