Sono passati tredici anni, eppure Vidar Løfshus ricorda ancora molto bene della disavventura vissuta nel 2013 a Sochi quando la polizia russa lo arrestò in compagnia della delegazione norvegese giunta sul posto per osservare la location dove sarebbero andate in scena le Olimpiadi Invernali 2014.
L’episodio è tornato all’onore delle cronache grazie all’uscita del libro “Dentro la Nazionale – 20 anni di ori, naufragi e segreti” di Didrik Tønseth, Petter Skinstad e Pål Golberg nel quale gli autori riportano la disavventura che coinvolse l’ex responsabile della Nazionale Norvegese di sci di fondo.
Interpellato da Nettavisen, Løfshus ha ripercorso tutta la vicenda spiegando come si fossero presentati a una gara FIS per osservare i russi all’opera, scatenando in loro il timore di essere spiati: “Abbiamo pensato che non potessero impedire agli ospiti internazionali di assistere a una gara FIS. In realtà è aperta a tutti. Abbiamo visto che Elena Välbe e la sua banda sono andati nel panico, perché evidentemente non sapevano bene che eravamo lì – ha spiegato l’ex tecnico -. Pensavano semplicemente che avremmo fatto dei test fuori pista. Poi hanno scoperto che avevamo trovato un buco nella recinzione e che stavamo testando all’interno della pista, quindi l’hanno visto quando abbiamo fatto un giro allo stadio. Sono andati nel panico e hanno iniziato a chiamare, a dare indicazioni e a creare scompiglio”.
A quel punto la situazione è precipitata con Løfshus e i colleghi che si trovarono improvvisamente in arresto rimanendo bloccati per circa 7/8 ore: “Finalmente arrivò un furgone della polizia penitenziaria, un vero e proprio veicolo blindato, che ci prelevò e ci portò in una sala interrogatori – ha concluso Løfshus -. Il fatto che si sia arrivati al punto di ritrovarci in una sala interrogatori con foto di prigionieri pieni di lividi, beh, quello è stato probabilmente un po’ eccessivo”.

