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Sci di fondo

Sci di fondo – Tommaso Custodero racconta la nuova sfida con l’Austria: “Ho visto grande determinazione e disciplina. Si può già partire con l’ambizione di fare bei risultati”

Photo Credits: Ski Austria

L’Austria dello sci di fondo ha un nuovo capo allenatore, Tommaso Custodero: annunciato ad inizio settimana, il piemontese si pone alla guida di una realtà di lunga tradizione ma che al contempo propone un movimento giovane e nomi nuovi dal grande potenziale.

Un’avventura che per il 33enne nasce in realtà da lontano, come ha raccontato nell’intervista che il nuovo tecnico dei bianco-rossi ha concesso a Fondo Italia, e si pone come un naturale step in avanti – ma non certo l’ultimo – di un percorso costruito negli anni, tra l’esperienza sul campo con la Nazionale azzurra, rapporti umani e una precisa idea di allenamento, passando per il ritorno sul territorio dove ha potuto consolidare una propria individualità da allenatore e lanciare una start-up che continuerà a seguire nonostante l’impegno federale.

Tra obiettivi a breve termine, con i Mondiali già all’orizzonte, e una visione più ampia rivolta al futuro del movimento, emerge il ritratto di un progetto che vuole creare un ambiente moderno, condiviso e competitivo ai massimi livelli della Coppa del Mondo, a partire da leader esperti come Teresa Stadlober e Mika Vermeulen fino ai giovani in crescita.

Quando sono iniziati i contatti con l’Austria e cosa l’ha spinta ad accettare questa proposta?

«La cosa curiosa è che, in un certo senso, mi sento con l’ambiente austriaco già da tanti anni. Il primo contatto è nato grazie a Fabian Sieder, che oggi è il mio collaboratore più stretto. Ci siamo conosciuti durante un raduno in Norvegia, quando io ero con la squadra A italiana e lui lavorava ancora come vice allenatore dell’Austria. Da lì è nata un’amicizia, ma più in generale mi sono sempre trovato molto bene nell’ambiente internazionale. È un mondo che mi è sempre piaciuto per il grande spirito di condivisione che c’è tra tecnici e squadre. Con Fabian, così come con altri allenatori di varie nazioni, sono rimasto in contatto negli anni. Ogni inizio stagione mi chiedeva cosa avrei fatto l’anno successivo e io gli rispondevo sempre che ero felice del mio progetto privato, a Entracque, tra sci club e start-up, e che non avevo intenzione di cambiare. Però gli dicevo anche, scherzando, che avrei preso in considerazione una chiamata sua, perché sarebbe stato bello lavorare insieme.
Quest’anno però quella battuta è diventata qualcosa di concreto. Fabian mi ha detto che forse dall’Austria sarebbe potuta arrivare una proposta vera. In quel momento ho iniziato a pensarci seriamente, perché il progetto austriaco mi affascinava: è una nazione con una grande tradizione, ma allo stesso tempo con un movimento giovane e in crescita. All’inizio non conoscevo ancora bene i dettagli e stavo valutando se valesse davvero la pena lasciare casa, dove ho un progetto appena iniziato e che sta crescendo sia come personale che come risorse e che voglio comunque portare avanti. Poi è arrivata la proposta ufficiale da capo allenatore e lì ho capito che era una grande opportunità. La scelta però non è stata legata solo al ruolo: la cosa che mi ha convinto di più è stata l’idea di lavorare con Fabian. So che ci capiamo, che abbiamo una comunicazione molto efficace e una visione comune. Questo, secondo me, è un punto di forza enorme.»

Ha già un’idea del lavoro che svolgerete quest’estate?

«Sì, in realtà abbiamo già impostato tutto abbastanza nel dettaglio. Sono già stato due volte in
Austria e ci sentiamo costantemente. Abbiamo anche parlato con tutti gli atleti. La prima cosa su cui
abbiamo lavorato è stata costruire un sistema di comunicazione forte tra staff e squadra. Per noi era
il requisito fondamentale da cui partire, perché crediamo che un ambiente genuino e trasparente sia
la base per fare bene.
Dopo questo confronto con gli atleti abbiamo definito il programma. È stato un passaggio che mi è
piaciuto molto, perché non volevamo imporre idee dall’alto: abbiamo presentato la nostra struttura,
ma poi c’è stato anche un confronto con loro, e il fatto che abbiano condiviso gran parte delle
proposte ci ha dato fiducia. L’organizzazione prevede due gruppi principali, sprint e distance.
Fabian continuerà a essere il riferimento del team sprint, anche per dare continuità al lavoro svolto
negli ultimi anni. Però non vogliamo creare compartimenti stagni.
L’obiettivo è sfruttare al massimo le nostre risorse per dare supporto a tutti gli atleti. Ognuno avrà il
proprio referente principale, ma ci sarà molta collaborazione reciproca: se io sono sul campo con
atleti dell’altro gruppo, avranno comunque il mio supporto, e lo stesso farà Fabian con i miei. Credo
che questa sinergia possa diventare un grande valore aggiunto.»

Che impressione ha avuto dagli atleti austriaci?

«La sensazione è quella di un movimento molto competitivo, con tanta voglia di crescere e ottenere risultati importanti. La cosa che mi ha colpito fin dai primi colloqui è stato l’approccio e il linguaggio estremamente professionali. Può sembrare scontato, ma non lo è: gli atleti hanno parlato subito di obiettivi, risultati e lavoro da fare per raggiungerli. Si percepisce chiaramente che non sono lì “per giocare”, ma vogliono arrivare all’inverno con degli obiettivi chiari e lavorare in un modo che sia sensato per raggiungerli.
Sul campo ho visto grande determinazione e disciplina. Atleti come Teresa (Stadlober) e Mika (Vermeulen) hanno un’esperienza incredibile e conoscono perfettamente quello che devono fare e l’ambiente in generale e sono preziosi per gli altri atleti. Loro sono diciamo la prima linea e adesso insieme a loro anche Benni (Benjamin Moser, ndr), hanno già dimostrato di poter essere molto promettenti e possono essere molto competitivi nelle prossime stagioni, e poi c’è anche una seconda linea che sta crescendo molto bene. In generale c’è un movimento davvero promettente.»

In passato ha dichiarato a Fondo Italia, parlando della sua start up, di credere fortemente in un approccio molto personalizzato all’allenamento. Come si concilia questa filosofia con il lavoro in una squadra federale?

«Questo per me è il cuore del progetto che vogliamo costruire insieme a Fabian. Nessuno dei due crede in un programma “copia e incolla”, ma vogliamo portare un’individualizzazione all’interno della filosofia principale dell’allenamento. In primis bisogna capire il profilo dell’atleta, la sua storia, come recupera, come reagisce agli stimoli e creare un sistema forte, ma su misura. Per fare questo serve entrare davvero nella conoscenza individuale dell’atleta ed è proprio per questo che abbiamo puntato subito sulla creazione di un sistema comunicativo molto forte. Prima di cambiare qualcosa vogliamo ascoltare, capire chi abbiamo davanti e solo dopo aggiungere valore con il nostro lavoro.»

Il progetto “Austria” guarda anche verso il 2030, quando ci saranno le Olimpiadi in Francia,
ma già il prossimo anno ci saranno i Mondiali. Quali obiettivi vi ponete?

«Ci sono sicuramente atleti che possono essere competitivi per il podio. Molto dipenderà dalle circostanze, ma il potenziale c’è. Inoltre la squadra sta crescendo anche negli eventi a squadre: nelle team sprint, ad esempio, l’Austria ha già dimostrato quest’anno di poter essere pericolosa. Credo quindi che sia un’annata molto accattivante, nella quale si può già partire con l’ambizione di fare bei risultati.»

Infine, lei ha già avuto esperienze di Coppa del Mondo da vice di Markus Cramer nella Nazionale italiana. Che cosa le ha lasciato l’esperienza con la squadra azzurra e come pensa che potrà aiutarla in questa nuova sfida?

«Gli anni con la nazionale italiana mi hanno fatto crescere tantissimo. Allo stesso tempo, anche l’ultimo anno con il mio progetto privato – per il quale la vera sfida di quest’anno sarà continuare a portarlo avanti – è stato fondamentale, perché mi ha permesso di mettere in pratica un mio modo di lavorare, con meno certezze ma con grande libertà.
Credo che proprio l’unione tra l’esperienza maturata con l’Italia e quella del progetto personale rappresenti oggi la base del mio futuro professionale. Non considero nessuna di queste esperienze come un punto di arrivo. Anzi, la mia più grande paura è fermarmi in un mondo che evolve continuamente. Voglio continuare ad aggiornarmi, crescere e portarmi dietro qualcosa da ogni esperienza che vivo.»

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