La scorsa stagione ha trasformato Johan-Olav Botn in uno dei nomi più conosciuti del biathlon mondiale. Partito inizialmente come atleta della squadra di sviluppo, il norvegese ha chiuso addirittura al terzo posto nella classifica generale di Coppa del Mondo, alle spalle soltanto di Eric Perrot e Sturla Holm Lægreid.
Un’ascesa impressionante, iniziata con un avvio di stagione straordinario: maglia gialla e piazzamenti costanti nella top 5 nelle prime nove gare di Coppa del Mondo. Poi, però, qualcosa si è inceppato. Tra problemi fisici e soprattutto il trauma per la morte del compagno di squadra Sivert Guttorm Bakken, Botn ha vissuto mesi estremamente pesanti dal punto di vista emotivo.
Nonostante tutto, il norvegese è riuscito a vivere il momento più alto della sua carriera ai Giochi olimpici, conquistando l’oro a cinque cerchi nell’individuale grazie a un impeccabile 20/20.
Ora, a mesi di distanza, Botn ammette di aver probabilmente pagato tutto lo stress accumulato durante la stagione: “A dire il vero, credo di aver subito una battuta d’arresto piuttosto pesante. Ero piuttosto stanco dopo l’ultima tappa. Ero stanco anche prima di Holmenkollen, e lì ho dovuto dare il massimo. Dopo la stagione mi sentivo un po’ svuotato e allo stremo” ha ammesso a Dagbladet.
L’ultima gara stagionale di Coppa del Mondo a Holmenkollen ha in un certo senso chiuso simbolicamente il cerchio: anche lì Botn ha centrato un perfetto 20/20 nella Mass Start, esattamente come nella prova d’apertura della stagione. Quando avrebbe potuto prendersi del meritato riposo, ha preso anche parte ai Campionati norvegesi di sci di fondo a Lygna, affrontando addirittura la 50 km, chiusa ad un onorevolissimo 15esimo posto. Guardando oggi quella scelta, Botn non usa mezzi termini: “È stata una cosa completamente idiota”.
