Dopo un’estate complicata a causa di un infortunio, anche se gli è accaduto già in passato, Johannes Klæbo si trova negli Stati Uniti, più precisamente nello Utah, dove sta completando un lungo soggiorno in quota. Nell’occasione, il campione mondiale sprint in carica ha incontrato i media norvegesi attraverso una conferenza video che si è tenuta questo pomeriggio, quando per l’olimpionico norvegese era mattina.
Da Oltreoceano, Klæbo ha toccato vari argomenti, compreso l’assenza degli atleti russi. Da competitivo qual è, il fenomeno norvegese avrebbe voluto avere la possibilità di sfidare Bolshunov e compagni nel Mondiale casalingo di Trondheim: «Non ho parlato con loro – ha affermato Klæbo ai colleghi di Nettavisen – ci sono sempre state delle difficoltà nella comunicazione, a causa della lingua. Finora ci sono state alcune barriere linguistiche. Ovviamente è un vero peccato che gli atleti russi non siano autorizzati a partecipare, perché sappiamo tutti che si tratta di bravi sciatori, con i quali ho avuto molti duelli belli e serrati. Ma c’è uno sfondo che è ancora lì, e che non è cambiato neanche nel tempo».
L’opinione di Klæbo non è quindi cambiata nel tempo: «Il mio atteggiamento è sempre lo stesso dalla prima volta che ne ho parlato. Mi mancano i duelli serrati e quello che è stato, ma allo stesso tempo, capisco che le cose stanno così come sono. È difficile capire come si sentano gli atleti russi nel non poter partecipare, non so proprio dirlo. Ciò che si deve sperare è che la guerra finisca, e questo deve essere il punto focale. In quel contesto lo sci di fondo diventa ben poco».
Cambiando argomento, Klæbo ha anche parlato del bel clima trovato in squadra dopo l’anno vissuto ad allenarsi da solo: «Le cose stanno andando molto bene. Mi sto divertendo moltissimo e non vedo l’ora di tornare a casa per partecipare al raduno di ottobre. Sarà bello misurare nuovamente il mio livello (a confronto con gli altri, ndr), prima di fare un altro soggiorno in quota».
Sci di fondo – Dagli USA, Klæbo: “Mi mancano le sfide con gli sciatori russi, ma in un contesto di guerra il fondo diventa ben poco”
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