Giuseppe Romele ha conquistato una delle medaglie più emozionanti della spedizione italiana alle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Il 34enne di Pisogne ha ottenuto il bronzo nella 20 chilometri di sci di fondo regalando un podio storico per l’Italia dopo averlo sfiorato nella 10 chilometri, tuttavia il portacolori delle Fiamme Azzurre potrebbe cambiare presto direzione.
Cos’ha rappresentato il bronzo nella 20 chilometri alle Paralimpiadi?
Credo che fosse il massimo che potessi ottenere perché, vista anche la concorrenza di Cina e Russia. I primi giorni ho perso il terzo posto nella 10 chilometri a causa dell’impedimento di un cinese e un australiano per duecento metri, bloccandomi di fatto e facendomi perdere quei quattro o cinque secondi che mi sono costati il bronzo. Ho visto che il russo, nel finale della 10 chilometri, iniziava ad avere un calo fisiologico e perdeva colpi nella spinta e nell’esecuzione beccandolo prima rispetto a dove lo avevo trovato nel giorno precedente. Io nella 20 stavo benissimo a livello generale per cui, essendo stato bene i primi due giorni, non potevo fare meglio di così, anche perché, per quanto mi riguarda, non avevo altro da dimostrare sul campo.
Se non fosse arrivato quel podio, si sarebbe accontentato del quarto posto nella 10?
Mi sarei accontentato, comunque sono arrivato da un periodo molto lungo con grande stanchezza più mentale che fisica perché, essendo stato il vincitore della Coppa del Mondo, poi alle Paralimpiadi l’ossigeno viene un po’ a mancare. E’ stata una stagione particolarmente piena, cosa che i cinesi e i russi non hanno avuto perché hanno partecipato soltanto a una tappa. Io invece sono andato in Canada, ho fatto tutte le gare in Germania che non stavo benissimo, poi sono stato in Polonia a venti giorni dalle Paralimpiadi per cui lo sforzo poi si va ad accumulare.
Perché ha scelto lo sci di fondo dopo un’esperienza nel nuoto?
Ho iniziato grazie al mio compagno di squadra Cristian Toninelli che quest’anno ha partecipato anche per il biathlon. Anni fa lui parlò con il mio allenatore proponendogli di provare lo sci di fondo. Il mio tecnico era un po’ titubante, ma abbiamo iniziato a Livigno con un raduno con tutta la squadra e abbiamo capito che c’era del potenziale. Da lì, nel 2018, abbiamo deciso di partire con la preparazione effettiva che mi ha accompagnato a Pechino 2022.
Cosa le ha dato in più questa Paralimpiade rispetto a quelle già disputate?
Penso che più di così non ci possa essere altro, anche perché a pochi atleti capita di affrontare le Paralimpiadi in casa. Non è qualcosa che capita tutti i giorni, anzi, penso sia una delle cose più belle che si possa affrontare.
Quali sono i progetti per il futuro?
Non so se continuerò a sciare perché vorrei provare a buttarmi nel mondo del triathlon per un paio d’anni e tentare la qualifica per le Paralimpiadi Estive di Los Angeles 2028. Non è impossibile, ma bisognerà lavorare parecchio perché vorrei esserci alle prossime Paralimpiadi.
Per il 2030 sta pensando al ritorno nello sci di fondo?
Sì, potrebbe accadere. Se avrò le condizioni per farlo, ci proverò, però bisognerà lavorare su molti aspetti.

